Il CARMI – Museo Carrara e Michelangelo è dedicato alla figura di Michelangelo, icona indiscussa dell’arte del Rinascimento.    Per la prima volta viene interamente dedicata una sede espositiva al peculiare rapporto dell’artista con il territorio, la città di Carrara e il marmo.

Planimetria Museo CARMI

MOSTRA PERMANENTE (piano nobile)

Il progetto espositivo del piano nobile fa parte di un intervento complessivo di recupero e riqualificazione di Villa Fabbricotti e del Parco della Padula finanziato dalla Regione Toscana e avviato nel 2011.
Il progetto della mostra permanente è stato preparato e realizzato da Associazione MetaMorfosi, con la collaborazione scientifica di Casa Buonarroti, che ha incaricato della curatela la prof.ssa Emanuela Ferretti dell’Università di Firenze.

 Ad essa si è successivamente aggiunto, in qualità di co-curatore, il prof. Davide Turrini dell’Università di Ferrara.

L’architetto Giuliano Macchia, curatore degli allestimenti di MetaMorfosi, ha seguito la parte relativa alla progettazione dell’allestimento museografico.

photo credit: Michele Ambrogi

Michelangelo, Carrara e il marmo. Sono questi i tre protagonisti che costituiscono il trait d’union delle 6 sale tematiche poste al piano nobile in un percorso che attraverso riproduzioni quali il Mosè in scala 1:1, ologrammi come quello del David che prende vita in una stanza, video, fotografie,  stampe, fac-simili e documenti storici, pone in evidenza il profondo legame di Michelangelo con la città e il marmo, suo materiale d’elezione.
Un legame che, nato con il primo viaggio a Carrara compiuto ventiduenne nell’autunno del 1497, verrà interrotto bruscamente soltanto nel marzo 1518, con il trasferimento forzato a Seravezza imposto da papa Leone X per dare avvio alle nuove cave dell’Opera di Santa Maria del Fiore nel Capitanato di Pietrasanta, meno gradite a Michelangelo, che per circa due anni avrebbe
impegnato le proprie energie cercando di “… domesticare i monti e ammaestrare gli uomini”.
Queste fondamentali implicazioni biografiche e professionali, testimoniate anche dalla carta geografica di grande interesse che dà conto dei diversi viaggi di Michelangelo alle cave carraresi, vengono declinate nelle sale secondo le discipline del celebre ‘paragone delle arti’, pittura, scultura e architettura.
Tra tutte le arti praticate dall’artista la scultura rimane la prediletta e il percorso espositivo si innerva sulla figura di un Michelangelo scultore-architetto che, pur padroneggiando in modo eccelso la pittura, ne contempla comunque lo strettissimo legame di influenza e derivazione dall’arte scultorea.
A testimonianza di ciò, i video proiettati sulle Pietà e i celebri contributi di Giacomo Manzù, Carlo Ludovico Ragghianti, Luigi Moretti e Michelangelo Antonioni, che sottolineano ancora una volta la portata dell’eredità artistica e culturale di Michelangelo, quasi una vera e propria venerazione da parte degli artisti del XX secolo, insieme alla profonda attenzione che la critica d’arte più raffinata e innovativa ha riservato all’artista.
E Carrara, che ieri come oggi, accoglie artisti da ogni parte del mondo, non poteva non volgere il proprio sguardo anche agli intrecci fra Michelangelo e la Contemporaneità, cercando di illuminare e annodare fili sottili, e talvolta trascurati, fra il portato dell’eredità del Buonarroti e i multiformi esiti dell’arte del XXI secolo.
Con facsimilari pregevolmente realizzati sono presenti nel museo artisti come Rothko, Le Corbusier, Arata Isozaki e Robert Venturi con il suo vassoio originale ispirato alla romana Piazza del Campidoglio (1983-85). Ma già prima, le due gigantografie della Pietà Vaticana e della Pietà di Jean Fabre (2011) accolgono il visitatore nel pianerottolo intermedio, ai lati dello scalone.

photo credit: Michele Ambrogi

MOSTRE TEMPORANEE –  piano terra rialzato

“CANOVA Il viaggio a Carrara, un’esplorazione inedita tra scultura e tecnologia”

Dal 1 agosto 2019 al 10 giugno 2020, il CARMI – Museo Carrara e Michelangelo a Villa Fabbricotti ospita la mostra “Canova – Il viaggio a Carrara”, a cura di Mario Guderzo, Direttore della Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno (Treviso).

La mostra, ideata e prodotta da Cose Belle d’Italia Media Entertainment in esclusiva e in collaborazione con il Museo CARMI, indaga il rapporto tra Antonio Canova (1757-1822) e Carrara, la capitale internazionale del marmo, mettendo in dialogo cinque preziosi gessi originali e documenti conservati presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, che vanta una ricca gipsoteca e che quest’anno celebra i 250 anni della sua fondazione, con uno spettacolare percorso multimediale dedicato all’esplorazione dell’intera vicenda canoviana, narrata al pubblico dalla voce di Adriano Giannini con le musiche del violoncellista Giovanni Sollima.

SEZIONI:

1/ VITA E OPERE DI ANTONIO CANOVA Nella sala introduttiva comincia il viaggio alla scoperta di Antonio Canova (1757-1822) e dei suoi 65 anni di vita che, come sottolinea Mario Guderzo, “furono come un arcobaleno: partendo dalla piccola Possagno, abbracciò l’Italia e l’Europa tutta, arrivando la sua fama anche nel Nuovo Mondo. Raffinatissimo diplomatico, seppe gestire rapporti con sovrani, cardinali, Papi e lo stesso Napoleone.” A dialogare con il regesto storico e le note biografiche l’emblematico gesso “Autoritratto di Canova”, in prestito dall’Accademia di Belle Arti di Carrara.
2/ IL PROCESSO CREATIVO E LE GRAZIE È la stanza dedicata alla conoscenza del metodo dello scultore. Su uno schermo scorrono le immagini, in macro e in micro, del gruppo scultoreo “Le Grazie” e che svelano strumenti e segreti del modo di lavorare di Canova. In particolar modo si svelano il passaggio dal bozzetto in argilla al modello in gesso (con repére), fino ad arrivare alla scultura in marmo. Davanti allo schermo, tre scenografiche teche svelano tre differenti fasi dell’opera: modellini in scala nei diversi materiali sempre del gruppo scultoreo de “Le Grazie”. lo splendido gesso prestato dall’ Accademia di Belle Arti di Carrara, la “Venere Italica” ci accoglie nella seconda stanza. Il dolce, pudico vibrare dell’opera simbolo della mostra conduce il pubblico alla scoperta del Processo Creativo di Canova.
3/ PAOLINA BORGHESE E LA CADUTA DI NAPOLEONE Qui lo spettatore è accolto da un’emozionante installazione che, in modo inedito, offre l’occasione di esplorare nei dettagli l’opera “Paolina Borghese”, riprodotta grazie a un sapiente gioco di immagini stereoscopiche realizzate appositamente per l’installazione in esclusiva presso la Galleria Borghese di Roma. Il ritratto scultoreo della sorella minore di Napoleone, commissionato nel 1804 dal marito, il Principe Camillo Borghese, concede una visione di Paolina che giace seminuda su una dormeuse in legno intarsiato. Il dettaglio costruttivo originale, progettato da Canova, riguarda il meccanismo nascosto nella base in legno, ancora funzionante, che consente alla scultura di essere ruotata. In una parete lo spettatore viene a conoscere l’albero genealogico della famiglia Bonaparte in una cronistoria grafica.
4/ CANOVA E LA DANZA Un’affascinante animazione multimediale delle tempere dipinte da Canova dedicate alla danza, sua grande passione. Le opere conservate nella Gypsotheca e Museo Canova di Possagno (TV). Ad accogliere il visitatore è la vitalità e la forza della gioventù, la danza come antidoto al male di vivere, a cui Canova attingeva per superare quei periodi in cui sentiva avvicinarsi prostrazione fisica e morale. La “Danzatrice col dito al mento”, in prestito dall’Accademia di Belle Arti di Carrara, accompagna la visita all’installazione multimediale: il gesso austero ed elegante posa vicino ai maxischermi, in una posa divertita.

“Danzatrice col dito al mento” ph:Michele Ambrogi

5/ CANOVA, IL VIAGGIO A CARRARA E L’ACCADEMIA DI BELLE ARTI Nella quinta sala continua il percorso dello spettatore con un focus dedicato al legame di Antonio Canova con le cave di marmo e con l’Accademia di Belle Arti di Carrara: in questa sala si celebra anche la sua nomina nel 1805 come Docente Onorario, nomina che rientrava nel progetto che si stava perseguendo all’epoca per l’Accademia, ovvero farne un centro di formazione per artisti e artigiani a livello mondiale, e per Carrara, che sarebbe dovuta diventare la città sede degli atelier dei più grandi artisti internazionali. Qui, il pubblico può approfondire il rapporto del Canova con Carrara, grazie agli originali documenti autografi in prestito dall’ Accademia di Belle Arti di Carrara, dall’Archivio di Sato di Massa, nonché dalla Collezione Privata Andrea Sarteschi, Sarzana. Sempre in questa sala, l’ultimo dei cinque modelli in gesso, “Maddalena giacente”, una delle ultime opere di Antonio Canova, da poco restaurata dall’Accademia di Belle Arti di Carrara.
6/ LA FIABA DI AMORE E PSICHE Al termine del percorso lo spettatore è catturato dalla suggestione delle immagini dei tre capolavori che Canova dedicò ad Amore e Psiche, una delle fiabe più belle di sempre, tratta dall’Asino d’oro di Apuleio. Canova è affascinato dai significati simbolici del racconto: Psiche significa “Anima” e anche “Farfalla”, e come la farfalla, che da bruco si fa crisalide e poi mette le ali e spicca il volo, così anche la fanciulla subisce una metamorfosi grazie ad Amore ed è accolta da Giove nell’Olimpo, dove siede dea tra le dee. Si respira la nostalgia per l’età felice e perduta in cui gli Dei apparivano agli uomini, quando la Grazia regnava e nulla era sacro come il Bello. Qui la statua in gesso de “Il gruppo Venere e Adone”, in prestito dall’Accademia di Belle Arti di Carrara, dialoga nel segno dell’armonia di forma con l’installazione di “Amore e Psiche”.

“Il gruppo Venere e Adone” ph: Michele Ambrogi

I Fabbricotti e la Villa alla Padula, a cura di Cristiana Barandoni

La relazione dei Fabbricotti con il Predio alla Padula risale agli inizi del XIX secolo quando la famiglia decise di acquistare alcuni terreni, già di proprietà degli Orsolini, una nobile e potente famiglia locale. L’interesse per la zona avanza nel corso del secolo con la continua annessione di proprietà limitrofe, fino a raggiungere le dimensioni attuali. Raggiunta la supremazia in ambito commerciale i Fabbricotti avviano una politica di rappresentazione sociale del benessere acquisito, tramite la costruzione di sontuose ville, tra per quali la Padula, realizzata nel 1879 su progetto dell’architetto Vincenzo Micheli, dove andrà ad abitare uno dei personaggi cardine della dinastia: Bernardo Fabbricotti.   La villa risponde perfettamente all’ideale ottocentesco di luogo del ritiro e della quiete, immersa in un parco di nove ettari, all’epoca probabilmente rinfrescato da specchi d’acqua e fontane; vi si accedeva tramite un ingresso monumentale sulla strada del comunello di Sorgnano, realizzato dall’architetto Leandro Caselli. In stile neogotico, alla porta di accesso al parco fu data la forma di un castello medievale, arricchito di torre merlata, da cui si accedeva ad un ponte che varcando il Torrente Gragnana, connetteva i due versanti collinari, e attraversato il quale, si giungeva ad un tortuoso sentiero fino alla sommità della collina dove si trovava la residenza. A differenza dell’ingresso, la villa fu realizzata in stile neoclassico, con linee pulite e leggere, i cui richiami all’architettura fiorentina, espressi dalla realizzazione di un finto bugnato che incornicia la parte inferiore dell’edificio, sono evidenti. Il forte richiamo al rigore e alla linearità antica è rappresentato dalla realizzazione di finestre sormontate da timpani e da lesene scanalate che terminano con capitelli corinzi. Al centro del primo piano un balcone recava nella parte soprastante lo stemma di famiglia (una torre sormontata da cornucopia). Verso la fine degli anni Sessanta, il Comune di Carrara comprò l’edificio e l’annesso parco e prese il via una serie di progetti per la sua nuova destinazione d’uso. Si pensò prima di realizzarvi una scuola e successivamente un museo. Il degrado sembrava quasi inarrestabile: tetti crollati, solai demoliti e infiltrazioni d’acqua che col tempo avevano quasi completamente distrutto intonaci e affreschi. Così nel 1979 si invocò l’aiuto della neonata Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici delle provincie di Lucca, Livorno, Pisa e Massa Carrara, il cui intervento di restauro riuscì ad arrestare, sebbene temporaneamente, il decadimento. Si deve aspettare la fine degli anni Novanta però per cominciare a pensare ad un recupero generale della villa, degli edifici annessi (scuderie e case coloniche) e dello stesso parco.

Nel 2002 il parco della villa è stato trasformato in sede espositiva nella quale è stata allestita una sezione della XI Biennale di Scultura. Nell’aprile del 2008 viene approvato il progetto esecutivo dei lavori di recupero della villa Fabbricotti (terzo lotto) che iniziano nei primi mesi del 2010. Dopo qualche anno dall’inizio del recupero architettonico si apre l’opportunità di un finanziamento con fondi PIUSS: “Carrara e Massa. Un territorio da ri-vivere”, linea di intervento 5.2. Operazione: “Villa Fabbricotti. Allestimento spazi museali, recupero ed ampliamento dello spazio espositivo”. In seguito alle condizioni di ammissibilità del PIUSS l’amministrazione propone la destinazione del piano nobile (il primo) a sede espositiva dedicata a Michelangelo Buonarroti, riscontrando piena adesione da parte della Regione Toscana. Nel 2017 però tutti i buoni propositi e intenzioni teoriche si trasformano in azioni concrete: da luglio ad oggi, un anno intero di lavori serrati durante i quali l’edificio è stato destinatario di una serie mirata di interventi grazie ai quali oggi possiamo finalmente godere di un luogo della memoria cittadina assai caro ai carraresi. La nuova amministrazione ha creduto e fortemente voluto un progetto museografico completo, aggiungendo all’esposizione permanente dedicata a Michelangelo, una serie di sezioni (non previste nel progetto iniziale) che restituiscono tutta la villa al pubblico godimento e non solo una sua parte. Questo è uno dei motivi per i quali, perseguendo la volontà di trasmettere un messaggio che sia di auspicio ad una nuova rinascita della Padula, abbiamo ritenuto utile dedicare spazio alle vicende storiche e sociali dei Fabbricotti, sezione che col tempo si potrà ampliare e dove la narrazione di questa importante famiglia carrarese troverà degna collocazione.

 

MICHELANGELO E IL GRANDE CINEMA – piano seminterrato 

Nel piano seminterrato sono ospitate due sale dedicate alle produzioni cinematografiche che nel 2017 hanno celebrato il legame tra Michelangelo e la città di Carrara: IL PECCATO di Andrei Konchalovsky di cui Jean Vigo ha reso possibile l’esposizione di alcuni dei costumi di scena, degli attrezzi da lavoro di Michelangelo ricreati per il film e di diciotto foto del
celebre maestro della fotografia Sasha Gusov.

photo credit: Michele Ambrogi

E MICHELANGELO– INFINITO di E. Imbucci con E. Lo Verso e I. Marescotti, una produzione originale Sky con Magnitudo Film, per la quale Sky ha messo a disposizione del Museo il video del ricco documentario sul dietro le quinte del film, oltre alla proiezione del film che sarà disponibile nei prossimi mesi, e un percorso fotografico di 16 suggestivi scatti che conduce nel cuore del film anche grazie a brani evocativi e poetici tratti dalla sceneggiatura. La mostra fotografica è arricchita da bozzetti e disegni originali di artisti e botteghe artigiane che hanno contribuito in modo sostanziale a conferire la massima accuratezza filologica al lavoro di ricostruzione storica del film.

photo credit: Michele Ambrogi